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LA REGOLA
Mentre nel Duomo di Orvieto, alla presenza di una moltitudine di Granatieri venuti da ogni parte dell’Italia, si svolgeva il rito religioso di ricordo del nostro Assistente spirituale nel terzo anno della sua scomparsa, mi sono venute in mente alcune considerazioni che, in parte, ho esternato nel momento in cui sono stato chiamato a parlare. Ritengo di proporle anche in questa sede.
Ogni nostra azione, ogni nostro comportamento ha un duplice risvolto: ha un effetto immediato su quello che vogliamo compiere in quel momento ed un effetto riflesso, per quanto resterà nel futuro nel ricordo di coloro che ci sono vicini, che ci conoscono, che delle nostre decisioni sono partecipi. In questa raccolta di citazioni, di epispdi, di memorie intesa ad onorare la figura di un personaggio certamente eccezionale, quale è stato il nostro Granatiere Padre Gianfranco Chiti, ognuno di noi ha voluto ricordare la sua esperienza, il suo vissuto in un rapporto concreto e nel contempo spirituale con questo Uomo.
E’ forse però altrettanto doveroso domandarsi, interrogarsi su qualcosa di più ampio, sul valore della vita e dell’operato della persona che abbiamo visto davanti a noi, spesso così diverso nell’esserci vicino, spesso così irraggiungibile, inimitabile, quasi lontano per la consapevolezza dei nostri limiti che ci condizionavano in ogni circostanza.
Il soldato Chiti, il Comandante poi, il Religioso infine ha sempre avuto un impatto sugli altri che certamente andava ben oltre la contingenza della singola azione, la validità del singolo comportamento. Era un esempio. Un esempio difficile da imitare, che lasciava tanto più sgomenti quanto più grande era l’ammirazione e la stima che provocava.
Di qui l’importanza dell’effetto riflesso del vivere suo: l’insegnamento , la scuola di vita, la scala di valori di riferimento cui, in modo spesso inconsapevole, tutti quelli che venivano in contatto con lui finivano per ispirarsi.
Gianfranco Chiti aveva una “regola” non scritta e mai esplicitamente declamata, ma intensamente vissuta che lasciava un segno, che influiva sul modo di sentire e di comportarsi di chi era in rapporto con lui. I suoi soldati, i suoi ufficiali hanno certamente risentito di questo influsso e si sono portati dentro l’animo l’effetto di questa implicita, suggestiva sollecitazione.
La mia personale esperienza è limitata nel tempo ed è riferita ad un periodo relativamente sereno, non turbato dai drammatici eventi della guerra, che certamente incidevano in misura assai più determinante sulle emozioni e sui comportamenti, ma è stata sufficiente per comprendere il grande peso, la grande forza che il suo modo d’essere esercitava sugli animi.
Anche in occasione dell’estremo saluto che gli è stato rivolto nella splendida cornice del duomo di Orvieto si è percepito in modo concreto quanto forte fosse l’effetto della sua personalità su coloro che ne hanno condiviso l’esperienza religiosa che ha seguito la sua condizione di militare.
Nella chiesa vibrava un’emozione quasi innaturale e la sua figura, la sua personalità, la sua guida erano presenti come non mai su un intero popolosi fedeli.
C’è stata quindi una piena, assoluta continuità fra il Chiti soldato e il Chiti frate francescano, non un ripensamento -
Anche la vita militare è infatti profondamente permeata di una “regola” che in molti sensi si avvicina a quella religiosa: il dovere per il dovere, lo spirito di sacrificio, l’operare per intima convinzione e non “per timore di pena o speranza di ricompensa”. Di questa visione della vita Chiti è stato campione indiscusso, sia prima che dopo e fra i due comportamenti non c’è alcun contrasto, ma anzi una assoluta coerenza portata all’estremo, come estrema è stata la sua volontà di testimoniare i sentimenti, i principi, il credo cui si ispirava.
Fra i tanti riferimenti che si possono cercare nel guardare alla vita di questo Uomo in un tentativo di sintesi, che è sempre arduo e incompleto, un insegnamento emerge nettamente e si distingue senza dubbio alcuno: la fedeltà ai valori morali che devono guidare ogni nostra azione, ai principi, alla “regola”, alla dedizione.
Sono elementi essenziali della vita di tutti noi, in cui tutti ci riconosciamo, ma che è spesso difficile tradurre nella quotidianità: Chiti vi è riuscito in modo incomparabile e ci ha additato un cammino da percorrere in umiltà e con tenacia. Gliene saremo sempre grati e con questo spirito lo ricorderanno i suoi soldati ed i suoi fedeli non solo nei momenti più difficili, quando bisogna fare appello a riferimenti forti per superare le traversie, ma anche nel normale, modesto operare di tutti i giorni, ove talvolta può capitare di cedere ad atteggiamenti meno esaltanti.
E noi con questo spirito gli rivolgiamo il nostro saluto, ricordandogli -
Gen. Mario Buscemi
Dall’ editoriale de “Il granatiere” aprile-